Lo sapevate? Io non leggo chi sfrutta.

Pubblicato ilsettembre 16, 2011

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I precari dell’informazione invitano i lettori a non leggere i giornali che sfruttano il lavoro dei free-lance:

Lo sapevate che i giornali italiani, ogni giorno, sono scritti per più della metà da giornalisti precari, non contrattualizzati, lavoratori “a cottimo” pagati un tot a pezzo pubblicato, e non pagati se il pezzo non viene pubblicato?

Lo sapevate che tutti i giornali locali, ma anche quelli nazionali non scherzano, vivono grazie ai precari che, ogni giorno, corrono da una conferenza stampa all’altra, ma spesso non hanno diritto a un rimborso per la benzina? Per non parlare di tutele per la maternità e la malattia, che semplicemente non esistono?

Lo sapevate che se i “freelance” – ma è meglio dire “precari dell’informazione” – scioperassero per un giorno, i giornali uscirebbero pieni di “buchi” e pagine bianche?
Ma non possono farlo, perché nei loro confronti non è prevista nessuna tutela rispetto al possibile “licenziamento”, ma è meglio dire “cessazione unilaterale della collaborazione”.

Bhé, io si, io lo sapevo, come so che sul Web è ancora peggio, perché sul Web ti devi svendere; perché sul Web non lavori nemmeno a cottimo, lavori a seconda del gradimento e del numero di clic sul tuo articolo; perché sul Web non c’è nessuna legge che stabilisce una retribuzione minima, nemmeno quei 6 euro ad articolo riconosciuti a chi lavora nella carta stampata.

Per chi scrive sul Web non c’è nemmeno un sindacato, non c’è nemmeno un nome. Anzi, ce ne sono tanti: sei un Web Content Writer, a volte un Web Editor, altre un Redattore Web, altre ancora un Giornalista online, poi un Blogger e all’occorrenza un Curatore di contenuti… Uno nessuno e centomila.

Anzi, uno e nessuno. E se nessuno riconosce la tua posizione significa che può sfruttarti come vuole. Lo sapevate?

Devo rinnovare la mia carta d’identità, adesso c’è scritto “Professione: studente”. Quando l’impiegata mi chiederà, dopo 5 cinque anni: “professione?”

Cosa dovrei rispondere?

Pubblicato in: vita precaria